Questo splendido centro conserva il volto di un’antica città medievale, dominando dall’alto, come ai tempi del suo massimo splendore, la valle circostante. L’aspetto di munita roccaforte, pressoché imprendibile, costituì di certo l’elemento caratterizzante per la sua scelta da parte dei Sanseverino (i più illustri feudatari del regno), che puntarono, fra tutti i possedimenti detenuti nell’Italia meridionale, proprio su tale cittadina, rendendola uno dei centri di potere e di cultura più prestigiosi dell’intera Campania. Il nome “Teggiano” deriverebbe da quello della città romana di Tegianum, che sarebbe diventata in seguito, per la correzione fonetica dialettale, “Teianum”, “Tianum” e, infine, “Dianum”.
Al periodo romano sembrerebbero risalire anche le due porte principali della città: quella dell’Annunziata, a sud-est, e quella della Pietà, a settentrione. Con l’avvento dei normanni Diano dipese dalla contea di Marsico, retta dai Guarna (discendenti di Goffredo d’Altavilla). Ma fu durante il dominio dei Sanseverino, a partire dalla metà del Duecento, che Teggiano assunse caratteri che divennero veri e propri “linguaggi dominanti”.
Dopo le Guerre del Vespro, tutta la zona fu, di fatto, interessata da una radicale riorganizzazione in senso feudale dell’intero territorio, che individuò in Teggiano un nucleo di potere forte e prestigioso, veicolo principale dei rapporti con Napoli (persino il caratteristico dialetto teggianese tende ad accentuare il carattere antico e prevalente del paese).
Numerose sono le chiese che sorsero o vennero impreziosite tra il XIV e il XV sec.: fra le altre, quelle della SS. Pietà, di Sant’Agostino e della SS. Annunziata. Le prerogative sovrane concesse dal potere regio alla famiglia Sanseverino si concentrano simbolicamente nel Castello di Teggiano, luogo di misteriosi (ma non del tutto sconosciuti) intrighi di corte: il più famoso dei Sanseverino, infatti, fu Antonello II, principe di Salerno, il quale, per una decisa avversione nei confronti della dinastia aragonese (originata dalla fedeltà agli angioini), ordì la ben nota Congiura dei Baroni. Il Castello, oltre a dominare materialmente l’abitato ed il territorio circostante, essendo connesso alla struttura difensiva di tutto il paese, costituiva lo spazio nel quale si prendevano importanti decisioni politiche e militari: la congiura, infatti, fu preparata proprio qui nel 1485, ma i baroni vennero sconfitti dagli aragonesi nel 1487 ed Antonello fu costretto all’esilio in Francia, presso il re Carlo VIII.
Nel centro del paese, oltre al castello, vi è la Cattedrale, risalente al XIII sec.: oltre alla tomba realizzata dal famoso scultore Tino da Camaino, sono presenti qui opere di notevole interesse, come il pulpito scolpito da Melchiorre da Montalbano (rappresentante del classicismo svevo) nel 1271. Dopo la definitiva caduta dei Sanseverino, alla metà del XVI sec., Diano passò da un feudatario all’altro: dai Colonna, principi di Stigliano (1555), ai Gómez de Silva, principi di Eboli (1559), ai Villano, marchesi di Polla (1606).
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